mercoledì 4 gennaio 2012

Inaugurazione delle chiese rupestri di S. Margherita e S. Lucia a Melfi

Il nuovo anno restituisce alla Basilicata, alla devozione dei fedeli e all’ammirazione di quanti amano l’arte due gioielli d’età medievale. Le chiese rupestri di Santa Margherita e di Santa Lucia a Melfi, dopo gli interventi di conservazione e di valorizzazione compiuti dalla Fondazione Zétema di Matera in collaborazione con il Comune di Melfi e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata, saranno inaugurate martedì 10 gennaio 2012. La cerimonia d’inaugurazione si terrà a Melfi, dalle 14,30, alla chiesa rupestre di Santa Margherita e alla presenza delle istituzioni regionali e locali impegnate nel progetto di crescita sociale ed economica del territorio. Cerimonia che si concluderà con un incontro pubblico, con inizio dalle 15.15, nella Sala del Trono del Castello di Melfi (Museo Nazionale Archeologico del Melfese) a cui prenderà parte il presidente dell’A.C.R.I. e della Fondazione Cariplo di Milano, Giuseppe Guzzetti.
I due luoghi di culto del XIII sec. sono stati oggetto di progetti di restauro, finalizzati alla pubblica fruizione dei monumenti rupestri, finanziati dall’A.C.R.I. (Associazione Casse di Risparmio Italiane), nell’ambito del progetto Sviluppo Sud.
Le chiese rupestri di Melfi, nella prevista articolazione della rete distrettuale (dalla preistoria al presente), rappresentano il periodo post svevo-angioino, espresso dagli affreschi che illuminano le pareti dei due luoghi della cultura: quelli di Santa Margherita si collocano negli anni che vanno dalla fine del 1200 agli inizi del 1300, quelli di Santa Lucia conservano la loro datazione (1292). I preziosi dipinti richiamano, infatti, schemi figurativi del periodo post svevo legati stilisticamente a caratteri propri di una cultura meridionale, forte di esperienze gotico-angioine, ed a modelli influenzati da cultura catalana. In particolare nella chiesa rupestre di Santa Margherita, nella macabra scena del Monito dei morti, vive una delle rare immagini di Federico II, la cui presenza diviene attrattore strategico del monumento. Sono due preziosi capisaldi culturali lucani che, dopo l’esemplare restauro, vengono affidati alla fruizione prima della comunità locale e poi di quella nazionale ed internazionale, rafforzando il progettato itinerario bradanico della cultura. “E’ stato un impegnativo e gratificante lavoro – ha dichiarato il presidente della Fondazione Zétema, Raffaello de Ruggieri – garantito in particolare dalle risorse erogate dall’A.C.R.I. per circa 350mila euro, e dalla professionalità scientifica dei coordinatori e dei progettisti degli interventi dei lavori nelle persone del professore Michele D’Elia, dell’ingegnere Sante Lomurno e del Soprintendente Marta Ragozzino. E’ la conclusione di un altro prezioso tassello diretto a rafforzare il recupero dei valori identitari di una vasta area, quale garanzia di successo dell’ambizioso progetto di sviluppo locale.