L’associazione Culturale Italia Medievale in collaborazione con l’associazione “quelli del Villaggio” e il Circolo Culturale Italo Calvino organizza una visita guidata alla Basilica di San Marco di Milano sabato 28 febbraio 2015.
Ritrovo in via Grazioli, 33 alle 9.10 oppure ritrovo davanti alla Basilica in piazza San Marco, 2, alle ore 10,00.
Durata visita circa 2 ore
Contributo per la visita alla Basilica 5,00 € a persona
Gratuito fino a 14 anni (accompagnati da genitore)
per iscrizioni info@quellidelvillaggio.com.
Ritrovo in via Grazioli, 33 alle 9.10 oppure ritrovo davanti alla Basilica in piazza San Marco, 2, alle ore 10,00.
Durata visita circa 2 ore
Contributo per la visita alla Basilica 5,00 € a persona
Gratuito fino a 14 anni (accompagnati da genitore)
per iscrizioni info@quellidelvillaggio.com.
Se una lunga tradizione storiografica colloca la fondazione del cantiere della chiesa di S. Marco nel 1254, ad opera del frate
Lanfranco Settala degli Eremitani di S. Agostino, divenuto in
quell’anno generale dell’Ordine agostiniano, numerose altre
testimonianze storico-documentarie sembrano concorrere all’ipotesi
dell’esistenza di una precedente fondazione, legata ad un gruppo di
penitenti seguaci della regola agostiniana, gli Zambonini, cui era
appartenuto lo stesso Settala. La fase più antica dell’edificio è
testimoniata nell’attuale braccio meridionale del transetto, la cui
datazione dovrebbe attestarsi agli inizi del XIII secolo, nell’ambito
della riqualificazione di Milano dopo le lotte contro il Barbarossa e in
rapporto con la dedicazione del quartiere al santo patrono di Venezia.
Alcune testimonianze degli ultimi anni del Duecento lasciano supporre uno stato dei lavori alquanto avanzato. Possiamo pensare ad un corpo basilicale a tre navate interamente coperto da volte e sostenuto da pilastri cilindrici. Le pareti della nave maggiore, ritmate internamente ed esternamente da semplici lesene, si aprivano in alte finestre archiacute, perdute durante i rifacimenti cinquecenteschi.
Nei primi decenni del Trecento dovette essere innalzata pure la robusta torre campanaria quadrangolare, che insiste su parte della cappella absidale di sinistra ed è avvicinabile, per gli elementi decorativi, ad alcuni coevi campanili di area milanese .
Nella seconda metà del Trecento si moltiplicano i lasciti privati delle famiglie che, fin dall’inizio del secolo, andavano legando il proprio nome alla fondazione agostiniana; decisivo in particolare il contributo finanziario dei Visconti, prima con Giovanni, quindi con Bernabò e Gian Galeazzo. Fu anche grazie a tali interventi che sia la navata principale sia la zona presbiteriale vennero ampliate, quest’ultima con l’aggiunta di una seconda campata e dell’abside poligonale, ricostruite poi tra la fine del Cinque e gli inizi del Seicento.
Intorno alla metà del Trecento dovette essere realizzata anche la facciata, il cui aspetto attuale è frutto dell’intervento di restauro di Carlo Maciachini (1872). Si trattava in origine di una fronte a linea spezzata con ampio rosone centrale; quattro contrafforti delimitavano tre campi verticali, mentre in orizzontale l’uso di due diversi tipi di rivestimento, la pietra viva e il tradizionale cotto lombardo, segna il passaggio tra due fasce di differente luminosità e valore cromatico, sottolineate dalla presenza di un alto fregio centrale ad archetti intrecciati, in cotto lavorato a stampo.
Al centro della facciata è un elegante portale marmoreo con sguanci a
fasci di colonnine, coronato da tre statue a figura intera entro
nicchie, raffiguranti i santi Agostino, Marco e Ambrogio, opera forse
dell’anonimo maestro campionese attivo nel 1348 nella lunetta
dell’abbazia di S. Pietro a Viboldone. In merito alla paternità di
questa originale soluzione di facciata, la critica ha espresso più nomi.
In ogni caso l’indicazione di una cultura campionese aggiornata in
senso toscano su Giovanni di Balduccio sembra costituire un corretto
punto di riferimento, cui si possono aggiungere influssi veneti e
internazionali.
Passando all’interno, le più antiche testimonianze figurative si rintracciano nella cappella absidale di sinistra, un tempo dedicata a Santa Maria.
La massima parte delle opere di epoca gotica si concentra nella zona del transetto meridionale della chiesa. Particolarmente ricca è la presenza di opere scultoree, che offre un’esemplificazione delle due principali linee di sviluppo della produzione milanese di epoca gotica, continuamente intrecciate fra loro: quella toscana, che ruota intorno all’importante figura di Giovanni di Balduccio e della sua bottega, e quella locale, di sapore collettivo e per certi versi ‘artigianale’, legata all’attività delle cosidette maestranze campionese.
Alcune testimonianze degli ultimi anni del Duecento lasciano supporre uno stato dei lavori alquanto avanzato. Possiamo pensare ad un corpo basilicale a tre navate interamente coperto da volte e sostenuto da pilastri cilindrici. Le pareti della nave maggiore, ritmate internamente ed esternamente da semplici lesene, si aprivano in alte finestre archiacute, perdute durante i rifacimenti cinquecenteschi.
Nei primi decenni del Trecento dovette essere innalzata pure la robusta torre campanaria quadrangolare, che insiste su parte della cappella absidale di sinistra ed è avvicinabile, per gli elementi decorativi, ad alcuni coevi campanili di area milanese .
Nella seconda metà del Trecento si moltiplicano i lasciti privati delle famiglie che, fin dall’inizio del secolo, andavano legando il proprio nome alla fondazione agostiniana; decisivo in particolare il contributo finanziario dei Visconti, prima con Giovanni, quindi con Bernabò e Gian Galeazzo. Fu anche grazie a tali interventi che sia la navata principale sia la zona presbiteriale vennero ampliate, quest’ultima con l’aggiunta di una seconda campata e dell’abside poligonale, ricostruite poi tra la fine del Cinque e gli inizi del Seicento.
Intorno alla metà del Trecento dovette essere realizzata anche la facciata, il cui aspetto attuale è frutto dell’intervento di restauro di Carlo Maciachini (1872). Si trattava in origine di una fronte a linea spezzata con ampio rosone centrale; quattro contrafforti delimitavano tre campi verticali, mentre in orizzontale l’uso di due diversi tipi di rivestimento, la pietra viva e il tradizionale cotto lombardo, segna il passaggio tra due fasce di differente luminosità e valore cromatico, sottolineate dalla presenza di un alto fregio centrale ad archetti intrecciati, in cotto lavorato a stampo.
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Arca di Martino Aliprandi (XIV sec.) |
Passando all’interno, le più antiche testimonianze figurative si rintracciano nella cappella absidale di sinistra, un tempo dedicata a Santa Maria.
La massima parte delle opere di epoca gotica si concentra nella zona del transetto meridionale della chiesa. Particolarmente ricca è la presenza di opere scultoree, che offre un’esemplificazione delle due principali linee di sviluppo della produzione milanese di epoca gotica, continuamente intrecciate fra loro: quella toscana, che ruota intorno all’importante figura di Giovanni di Balduccio e della sua bottega, e quella locale, di sapore collettivo e per certi versi ‘artigianale’, legata all’attività delle cosidette maestranze campionese.
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