giovedì 11 febbraio 2016

“Alla ricerca della scienza nella Divina Commedia” a Orte (VT)

Si svolgerà sabato 13 febbraio 2016 alle ore 18,00 la prima conversazione delle “Conferenze a Palazzo Roberteschi” allestite da Abbondio Zuppante, responsabile della Biblioteca specializzata dell’Ente Ottava Medievale di Orte “Alla ricerca della scienza nella Divina Commedia” tenuta dal prof. Antonino Scarelli.
La Divina Commedia - si legge nella presentazione della Conferenza - è nata non per essere destinata ad eletti, ma, al contrario, come opera per la gente comune e il cui intento specifico, come diceva Dante, è quello di “removere viventes in hac vita de statu miseriae et perducere ad statum felicitatis", cioè di rimuovere gli uomini da uno stato di miseria e condurli a uno stato di felicità.
A tal fine, Dante, tutt’altro che a digiuno di scienza, fa ricorso continuamente alle arti del quadrivio, aritmetica, geometria, musica, astronomia. In particolare, affascinato dal modo di ragionare scientifico, iscritto alla Corporazione degli Speziali, proprio dalle similitudini con alcune leggi fisico-matematiche cerca di attingere quella forza espressiva capace di rendere più afferrabili alcuni concetti filosofico-teologici.
Il prof. Antonino Scarelli propone una rilettura del testo, imperniata non solo sulla architettura ruota intono all’opera, ma soprattutto sui riferimenti più prettamente epistemologici della scienza, sulla visione che il Ghibellin Fuggiasco aveva in particolare della Geometria, come il più alto grado di perfezione raggiungibile dalla sola ragione umana.
Una conversazione, non di certo accademica, ma calata in un rapporto vivo fra il testo dantesco e le potenzialità di alcune leggi scientifiche. In ordine alla salvezza, alla felicità non valgono sapienza e filosofia; avvantaggiato non è il filosofo o il professore, non ci sono sconti per nessuno, neppure per il caro Virgilio, pastori e re magi sono sullo stesso piano.
Dante riporta l’affanno del geometra quale limite della ragione umana nel poter cogliere le verità ultime e lascia intuire che il valore del libero arbitrio sta nella capacità di poter discernere dentro il mondo (sesto) sia l’occulto che il manifesto. Dante affronta e cerca di rifuggire la consapevolezza (un fulgore lo scuote), che anche la Geometria, bianchissima, in quanto senza macula d'errore e certissima per sé … giunge al fallimento. Ha dovuto infine abbassare il capo e accettare che di fronte a certe verità ultime, le facoltà umane e le forze vengono meno (il possa e il voglia). Però senza nulla togliere al valore della speculazione scientifica quando anch’essa si trovasse dentro ad una selva oscura: l’ansia intellettiva e volontà (il disio ed il velle), devono comunque riprendere a ruotare con l’amor che muove il sole e le altre stelle.