lunedì 16 novembre 2015

Farinata tra Empoli e l’Inferno

Primo incontro pubblico della neonata Società Storica Empolese. E il battesimo non poteva essere dei migliori. Martedì 17 novembre 2015 alle ore 17,00 nell’ex cenacolo degli Agostiniani il professore emerito dell’Università di Firenze professor Riccardo Bruscagli, membro della Società dantesca italiana, parlerà di “…colui che la difesi a viso aperto”: Farinata tra Empoli e l’Inferno”. Un tema affascinante che sarà presentato e illustrato da un nome che nel mondo accademico non ha bisogno di troppe presentazioni e che darà così grande lustro alla ‘prima’ dell’attività della neonata associazione. La conferenza sarà preceduta dal presidente della società prof. Mauro Guerrini e da Luigi Nigi che illustrerà lo Statuto da poco approvato. Non mancherà neppure la presenza del Sindaco di Empoli Brenda Barnini che saluterà i presenti con l’intervento iniziale.
Nel canto X dell’Inferno, l’incontro di Dante con Farinata degli Uberti, nel cerchio di coloro “che l’anima col corpo morta fanno”, è immaginato come una resa dei conti – retrospettiva – fra i Guelfi e i Ghibellini di Firenze. Dante, “piccolo guelfo”, sfida il leggendario capo della parte avversa, con un effetto inaudito di magnificazione di sé e della sua casata. E non è l’unica mossa di autopromozione dantesca, in questo canto: anche l’incontro con Cavalcante de’ Cavalcanti, padre di Guido, regola i conti col “primo amico” curvando evidentemente la linea della verosimiglianza. Della sua forzata posizione di vantaggio Dante tuttavia approfitta proprio per restituire al nemico la sua grandezza; sua, e della sua generazione, sentita evidentemente da Dante decisiva per le sorti del presente, e posseduta da una altezza d’animo ormai inattuale. Per questo Farinata si congeda dal testo della Commedia con l’orgogliosa, amara, commossa rivendicazione di aver difeso Firenze dalla ‘soluzione finale’, nel convegno di Empoli seguito alla vittoria ghibellina di Montaperti. Attraverso le sue parole, Dante sembra voler ammonire i suoi compagni di parte, così accaniti contro la memoria stessa degli Uberti, che senza uomini come Farinata non è che non ci sarebbero stati Guelfi o Ghibellini, Bianchi o Neri: non ci sarebbe stata Firenze.